SMART WORKING: GIULIA COZZI VINCE IL PREMIO MASSIMO D’ANTONA PER LA MIGLIOR TESI DI LAUREA IN DIRITTO DEL LAVORO

Il lavoro da remoto o smart working, se vogliamo utilizzare un termine assai più in voga oggi, è diventato uno dei temi più discussi e attuali con la pandemia da Covid-19. In realtà, la possibilità per i lavoratori di poter svolgere parte delle mansioni lavorative all’esterno dell’azienda o dell’istituzione, non è una novità ed è un fenomeno studiato e premiato

Giulia Cozzi si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Trieste con una tesi dal titolo “Il lavoro agile: opportunità e nuovi rischi”, svolta con la professoressa Maria Dolores Ferrara, docente di Diritto del Lavoro. Fra i punti salienti dell’analisi di Giulia Cozzi spiccano le difficoltà connesse allo svolgimento delle mansioni lavorative in parte all’interno e in parte all’esterno dell’azienda e il rispetto delle norme in materia di tempo del lavoro, tematica, questa, che rinvia a un’altra problematica che di questi tempi è molto discussa: il diritto alla disconnessione.

Con questo studio, Giulia Cozzi ha vinto il prestigioso premio per la miglior tesi di laurea in materia di diritto del lavoro in memoria del Prof. Massimo D’Antona, docente universitario e consulente del Ministero del Lavoro assassinato dalle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio 1999. Il premio è indetto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Fondazione Prof. Massimo D’Antona (Onlus).

La tesi è stata giudicata dalla Commissione la più originale e innovativa nell’ambito del diritto del lavoro.

Non si tratta in realtà di una novità assoluta per il nostro ordinamento e per il panorama europeo, visto che il lavoro agile presenta numerose affinità con il telelavoro, che pur essendo stato disciplinato con un accordo a livello europeo quasi vent’anni fa, nel 2002, non è tuttavia mai riuscito a decollare a causa delle rigidità intrinseche all’istituto.

Il lavoro agile, invece, è stato introdotto in Italia tre anni fa, con la legge n. 81/2017, al fine dichiarato di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi della vita privata e lavorativa.

L’indagine di Giulia Cozzi ha poi approfondito due aspetti di particolare rilievo per la vita dello smartworker: la tutela della salute e della sicurezza e l’importanza del lavoro agile come strumento di work-life balance, anche in un’ottica di gender equality.

Oggi, infatti, l’impiego della tecnologia che consente di poter lavorare da remoto raggiungendo gli stessi risultati che è possibile ottenere in presenza, permette di contemperare in modo migliore le esigenze del lavoro con quelle della vita privata e familiare.

(Fonte www.datamagazine.it)

Lunedì, 04 Gennaio 2021